27 febbraio 2018

Ancora sulle siepi campestri


Nel Veneto gli agricoltori le chiamano “rive” o “siese”. La maggioranza di noi le associa agli impianti lineari di lauro, di ligustro o altra specie che ben squadrati delimitano e difendono i confini dei giardini delle nostre abitazioni.


Le siepi campestri rappresentano uno degli elementi caratterizzanti il paesaggio della Pianura Veneta. Non piantate a caso, ma con obiettivi precisi legati all’economia aziendale e famigliare. Oggi quasi scomparse : Eliminate non solo in seguito alla trasformazione del territorio agrario, o per cause fitopatologiche, ma anche per la pianificazione delle sviluppo urbano che ha fatto si che ogni angolo del territorio agricolo sia interessato da edifici abitativi, industriali e commerciali.

Le siepi campestri rimaste presentano generalizzati fenomeni di degrado: drastica riduzione delle specie autoctone (nostrane) arboree e arbustive con la diffusione di specie che non hanno nulla a vedere con la nostra flora.

Nel nostro territorio, ormai inesistenti sono le aree incolte storicizzate, particolarmente importanti per la flora, in quanto caratterizzate da un’elevata varietà di specie. Solo qualche relitto qua e la, per lo più situate lungo gli assi fluviali, l’Oasi Naturale di Trepalade ne è un esempio, sopravvive accanto alle formazioni boschive di Cessalto, Cavalier, Carpendo, Lison, Bibione e Nordio. Allo stesso modo nei nostri paesi constatiamo la presenza di cave senili come a Gaggio di Marcon, Martellago, Noale, Cinto Caomaggiore, in passato utilizzate principalmente per l’estrazione dell’argilla necessaria al funzionamento delle numerose fornaci presenti nel territorio, ora abbandonate dall’uomo e ricolonizzate dalla natura.
Percorrendo il nostro territorio constatiamo oggi la presenza di giovani impianti di siepi realizzati dagli agricoltori. Questi nuovi impianti sono il risultato delle politiche Nazionali e Comunitarie svolte in questi ultimi decenni

Oltre a quelle fin qui menzionate, varie sono le cause che hanno concorso a mettere in crisi il sistema delle siepi campestri, che in sintesi possono essere così riassunte:

  • diffusione della meccanizzazione agraria con la necessità di appezzamenti di grandi dimensioni privi di qualsiasi ostacolo;
  • meccanizzazione della manutenzione delle reti idrografiche e conseguente incompatibilità della presenza di alberi e arbusti nelle rive;
  • perdita di interesse per la produzione di legna da ardere, di legna da paleria e di sostegni vivi per le viti, di foglia per i bachi da seta, etc;
  • iduzione della disponibilità di manodopera aziendale e conseguente difficoltà a fornire la manutenzione necessaria al mantenimento della siepe;
  • modifica dei sistemi di irrigazione e di scolo delle acque piovane e conseguente eliminazione di fossati e scoli considerati minori;
  • ricalibratura e ampliamento della rete stradale.

Negli ultimi decenni, come reazione alle ripercussioni collegate al degrado del sistema delle siepi campestri è stata stimolata la ripresa dell’interesse della loro funzione nella moderna agricoltura. È stato dimostrato che esse devono continuare ad esistere in considerazione delle molteplici funzioni svolte all’interno dei moderni agroecosistemi, quali:

  • funzioni produttive = legna da ardere e paleria, legno da lavoro, produzione di miele, produzione di selvaggina, produzioni minori (funghi, piccoli frutti, piante officinali,….);
  • funzioni ecologiche = mantenimento e sviluppo della biodiversità (disponibilità di nicchie ecologiche in grado di ospitare organismi animali e vegetali), modificazioni del clima favorevoli alle vita delle piante, degli animali utili e delle erbe acquatiche, aumento della emissione di ossigeno ed assorbimento di anidride carbonica, riduzione dell’effetto serra;
  • funzioni protettive = protezione dall’erosione delle sponde dei corsi d’acqua , protezione dal vento e dal caldo, evitare che le erbe acquatiche si sviluppino eccessivamente favorendo l’interramento del letto;
  • funzioni igieniche = difesa dal rumore, funzione di barriera dalle polveri sottili e di gas nell’aria, depurazione biologica dei fiumi, barriere antirumore;
  • funzioni estetiche e ricreative = abbellimento del paesaggio, mascheramento di strade, cave, discariche, possibilità di osservazione della vita selvatica, possibilità di svago;
  • funzioni didattiche = una siepe costituisce un laboratorio didattico all’aperto idoneo allo studio dell’ambiente, delle scienze naturali e dell’ecologia.

Queste funzioni le possiamo riscontrare visitando quel lembo di territorio dell’Oasi Naturale di Trepalade.

Bruno Zanchetta

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